Agrigento sott’acqua: città abbandonata tra buche, fiumi di pioggia e vergogne amministrative

Ogni temporale trasforma le strade in torrenti, i quartieri in trappole e la pazienza dei cittadini in rabbia. L’amministrazione comunale resta a guardare, incapace di garantire sicurezza e dignità.


Agrigento non è più solo la “Città dei Templi”. È diventata la città dei crateri, delle pozzanghere profonde come stagni e delle promesse mai mantenute. Ogni volta che piove, anche solo per mezz’ora, le strade si trasformano in veri e propri fiumi. Automobilisti intrappolati, marciapiedi inaccessibili, tombini saltati, allagamenti ovunque. È il solito copione di un’amministrazione che vive di comunicati e non di fatti.

Basta fare un giro nei quartieri per capire la misura del disastro.
A Villaggio Mosè ogni temporale diventa un incubo: l’acqua scende come un torrente, invade garage e negozi, mentre chi abita nella zona resta prigioniero nelle proprie case.
A San Leone, cuore turistico della città, bastano due nuvole per far sparire le strade sotto un mare di fango. La località che dovrebbe essere il biglietto da visita di Agrigento sembra piuttosto una zona di guerra: asfalto divelto, buche come voragini, e nessun intervento strutturale da anni.

E non si può dimenticare Favara, dove da poche settimane si è consumata una tragedia che ha scosso l’intera provincia. Una tragedia che dimostra quanto siano fragili le nostre infrastrutture, quanto l’incuria e la superficialità amministrativa possano costare caro.

Il problema non è solo la pioggia: è la totale mancanza di pianificazione, di manutenzione e di rispetto verso i cittadini. Ogni sindaco, ogni giunta, arriva promettendo “nuove strade, nuovi interventi, nuove soluzioni”. Poi, una volta insediati, tutto finisce nel dimenticatoio.

E oggi, sotto la guida di un sindaco assente e una giunta incapace, Agrigento affonda — letteralmente — nel degrado. Gli agrigentini non chiedono miracoli, chiedono semplicemente di poter uscire di casa senza rischiare di finire in una buca o in un fiume d’acqua piovana.

Il Comune tace, gli uffici tecnici dormono, e il sindaco — invece di affrontare la realtà — preferisce scrollarsi di dosso ogni responsabilità. Ma la città non dimentica. Non dimentica i disagi, i danni, la rabbia di chi paga tasse per servizi inesistenti.

Agrigento merita rispetto, non un’amministrazione che vive di scuse. Servono fatti, non foto e conferenze stampa. Servono strade sicure, non fiumi d’asfalto e vergogna.
Perché se ogni pioggia diventa un disastro annunciato, la colpa non è del cielo. È di chi governa senza visione, senza coraggio e senza amore per la propria città.


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