Miccichè, fine corsa: Agrigento merita un sindaco, non un amministratore stanco


Il centrodestra si spacca e Fratelli d’Italia chiude la porta: “Non sarà il nostro candidato”. La città pretende un futuro, non la nostalgia di un’amministrazione spenta.

Agrigento è stanca. Lo è nei suoi cittadini, nelle sue strade dissestate, nelle sue promesse tradite, e lo è anche nella sua politica. L’annuncio della ricandidatura di Francesco Miccichè a sindaco arriva come un déjà-vu che la città avrebbe volentieri evitato.
Dopo cinque anni di immobilismo, polemiche, occasioni mancate e una gestione sempre più isolata, Miccichè tenta di ripresentarsi come guida del centrodestra. Ma la realtà – politica e civica – gli volta le spalle.

Fratelli d’Italia lo scarica: “Non sarà il nostro candidato”

La dichiarazione di Pasquale Spataro, esponente di Fratelli d’Italia, è un colpo politico che gela le ambizioni del sindaco uscente.
«Miccichè potrà anche ricandidarsi con il centrodestra, ma non con Fratelli d’Italia. Non è e non potrà essere il nostro candidato», ha affermato senza mezzi termini.
Una posizione netta, che certifica la frattura insanabile all’interno del centrodestra agrigentino e la fine di un rapporto politico ormai logorato.

Spataro parla di una legislatura “stanca, alla fine del suo percorso”. Una frase che fotografa perfettamente lo stato della città: un’amministrazione che ha perso slancio, visione e credibilità.

Agrigento, capitale della cultura solo sulla carta

Tra i fallimenti più evidenti di questa amministrazione c’è il dossier della Capitale Italiana della Cultura 2025, che doveva rappresentare il riscatto di Agrigento.
Invece è diventato un simbolo dell’incapacità di fare squadra, dell’improvvisazione e delle tensioni politiche. L’occasione di rilanciare il nome della città nel panorama nazionale è stata sprecata tra proclami, scontri e cattiva gestione.

Agrigento doveva mostrarsi al Paese come modello di rinascita culturale; si è invece mostrata divisa, ferita e amministrativamente disordinata.

Un’amministrazione che ha deluso tutti

Dalla viabilità al decoro urbano, dalla gestione dei rifiuti alle opere pubbliche mai completate, l’azione di Miccichè è stata segnata da ritardi, confusione e assenza di direzione politica.
Persino gli ex alleati, come lo stesso Spataro, riconoscono che gli assessori di Fratelli d’Italia hanno operato “con molte difficoltà” e senza poter esprimere le proprie potenzialità. Tradotto: un sindaco accentratore, incapace di fare squadra e di ascoltare.

Non è un caso se, negli ultimi anni, molti progetti sono rimasti bloccati o si sono persi tra uffici e rimpalli burocratici. Miccichè ha preferito la gestione personale e mediatica delle crisi piuttosto che un reale lavoro di programmazione.

Agrigento vuole ripartire, non ricadere

A questo punto, la domanda non è se Miccichè si ricandiderà, ma se Agrigento potrà permetterselo ancora.
La città ha bisogno di una guida nuova, capace di amministrare con competenza e visione, non di un’amministrazione che ha già mostrato tutti i suoi limiti.

Spataro lo dice chiaramente: il nuovo percorso dovrà fondarsi su una candidatura “dinamica, condivisa, capace di rilanciare davvero Agrigento”. Parole che suonano come una sentenza: Miccichè appartiene al passato.

Basta conservare, è tempo di costruire

Dopo cinque anni di promesse disattese e di progressivo isolamento politico, il sindaco Miccichè rappresenta oggi la continuità con il declino.
Agrigento non ha bisogno di un altro giro di giostra, ma di un’amministrazione competente, moderna e coraggiosa, che metta fine a una stagione di personalismi e autocompiacimento.

La città chiede serietà, non propaganda; partecipazione, non imposizione; risultati, non interviste.
E soprattutto, chiede un sindaco vero — non un fantasma del passato che si ostina a ricandidarsi.


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