🗂️ DOSSIER – IL SISTEMA CUFFARO

Appalti, consorzi fantasma e il ritorno della vecchia politica siciliana



1. Il ritorno del potere occulto

La Sicilia, ancora una volta, torna al centro di un intreccio di politica, affari e appalti pubblici. Dietro una fitta rete di società consorziate, partite IVA a scatole cinesi e imprese “stabili” solo sulla carta, si muove un vecchio meccanismo di potere: quello che la cronaca giudiziaria ormai definisce “il sistema Cuffaro”.
Un modello di gestione che, pur mutando nomi e sigle, resta sempre uguale a se stesso: pochi uomini, tanto denaro pubblico, e una rete di relazioni politiche che protegge e alimenta il sistema.


2. Il consorzio Capizzi: una struttura di carta

Il fulcro dell’inchiesta è il Consorzio Stabile della famiglia Capizzi di Maletto: un’entità con poche ma potenti connessioni politiche, capace di aggiudicarsi decine di appalti pubblici in tutta la Sicilia.
Le relazioni investigative parlano di una struttura praticamente priva di operai, con mezzi ridotti e cantieri che esistono più nei documenti che nella realtà.
Eppure, questo consorzio “di carta” ha saputo conquistare commesse milionarie, superando imprese con mezzi, esperienza e maestranze reali.

Al centro della rete si muove Giuseppe Capizzi, figura chiave ma formalmente non indagata, imprenditore di fiducia e protagonista silenzioso di quella che è stata definita “la grande operazione sugli appalti d’oro”.


3. I burattinai: Cuffaro, Di Mauro e la nuova Dc

Dietro i successi del consorzio, secondo gli inquirenti, due registi di lungo corso:

  • Totò Cuffaro, ex governatore della Regione Sicilia, condannato e poi tornato in politica con la nuova Democrazia Cristiana, oggi in cerca di una seconda legittimazione.
  • Roberto Di Mauro, ex assessore regionale e oggi deputato Ars, esponente di spicco del centrodestra siciliano.

Due uomini che hanno fatto della politica un mestiere e del potere una rendita.
Le inchieste rivelano come attorno a loro si sia costruita una rete di imprese, professionisti e fedelissimi, in grado di orientare appalti e favorire sempre gli stessi nomi, sempre le stesse imprese, sempre le stesse mani.


4. Le indagini: arresti, perquisizioni e sequestri

La prima indagine è maturata sei mesi fa con un’operazione che ha portato a diversi arresti, perquisizioni e sequestri.
La seconda, tuttora in corso, riguarda direttamente il “sistema politico-affaristico” che ruoterebbe attorno a Cuffaro e ai suoi uomini.
Il gip dovrà decidere se disporre gli arresti domiciliari per l’ex governatore e altri 17 indagati, tra cui:

  • l’ex ministro Saverio Romano,
  • il deputato regionale della Dc Carmelo Pace.

Gli inquirenti ipotizzano un meccanismo consolidato di controllo e spartizione degli appalti, con regole non scritte e complicità trasversali tra politica e imprenditoria.


5. Il centrodestra siciliano: un sistema che non cambia

Il “caso Cuffaro” non è un’eccezione, ma il sintomo di un problema strutturale.
Nel centrodestra siciliano — da Cuffaro a Di Mauro, da Romano a Pace — si perpetua una cultura politica fondata sul favore, sulla fedeltà e sul potere personale.
Le stesse persone che da decenni siedono nei palazzi della Regione, cambiano partiti, simboli e alleanze, ma non cambiano metodi: una gestione clientelare e chiusa, dove le opportunità pubbliche diventano strumenti di consenso e ricatto.

Dietro i sorrisi elettorali e le promesse di “rinnovamento”, si nasconde una rete di affari che drena risorse destinate ai territori, ai cittadini e allo sviluppo reale dell’isola.


6. Le conseguenze: la Sicilia che resta indietro

Mentre questi consorzi fittizi moltiplicano fatture e profitti, la Sicilia reale resta ferma.
Strade interrotte, ospedali in difficoltà, opere incompiute, giovani costretti a emigrare.
Ogni appalto pilotato, ogni favore politico, ogni rete di potere che si perpetua è una coltellata all’isola e al suo futuro.

Eppure, questi personaggi continuano a essere accolti nei salotti della politica, nei talk televisivi, nelle inaugurazioni pubbliche.
È una normalità malata, che trasforma l’illegalità in sistema e la complicità in cultura.


7. Fuori i vecchi padroni

Il “sistema Cuffaro” non è solo un’indagine giudiziaria, è un modo di intendere la politica che ha soffocato la Sicilia per decenni.
Oggi, mentre il centrodestra continua a proteggere i suoi uomini e le sue rendite, la società civile dovrebbe alzare la voce e dire basta.

Basta agli affari travestiti da amministrazione pubblica.
Basta ai consorzi fantasma.
Basta ai politici che usano il potere per mantenere se stessi, non per servire i cittadini.

La Sicilia non può più essere il terreno privato dei Di Mauro, dei Cuffaro e dei loro eredi politici.
È tempo di mandarli a casa, definitivamente.
Solo così potrà rinascere una regione tradita da chi l’ha governata come un feudo.


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