Strage di Casteldaccia: sei in pendenza di giudizio
La strage di Casteldaccia: la Procura di Termini Imerese ha depositato istanza di rinvio a giudizio a carico di sei imputati e due società.
La Procura di Termini Imerese ha depositato istanza di rinvio a giudizio a carico di sei imputati e due società, tra cui l’Amap, la municipalizzata che gestisce la rete idrica a Palermo, per la morte dei 5 operai deceduti il 6 maggio del 2024 a Casteldaccia durante dei lavori ad un impianto fognario. I sei inquisiti, tra dirigenti e dipendenti Amap e imprenditori, sono: Nicolò Di Salvo, Gaetano Rotolo, Salvatore Rappa, Sergio Agati, Girolamo Costa, Wanda Ilarda e, oltre all’Amap, l’impresa Quadrifoglio Group srl.

A tutti si contesta l’omicidio colposo plurimo. Gli inquisiti non avrebbero verificato l’idoneità tecnica delle imprese affidatarie e il possesso delle competenze e delle informazioni di sicurezza. Non sarebbe stato inoltre redatto il piano di sicurezza, non nominando un coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione. E poi anche aver sottovalutato il documento di valutazione dei rischi dell’Amap, che avrebbe dovuto imporre l’uso dell’autorespiratore e del rilevatore multi-gas. Sono morti: Epifanio Alsazia, 71 anni, di Partinico, contitolare della Quadrifoglio Group, l’impresa a lavoro. Poi Ignazio Giordano, 57 anni, di Partinico, Giuseppe Miraglia, 47 anni, di San Cipirello, e Roberto Raneri, 51 anni, di Alcamo, tutti dipendenti della Quadrifoglio Group. E poi Giuseppe La Barbera, 28 anni, lavoratore interinale dell’Amap. Sarebbero deceduti uno dietro l’altro calandosi nell’impianto fognario, ad una profondità di circa 6 metri. Quando il primo operaio è rimasto nel sottosuolo, gli altri si sono calati per rendersi conto di quanto accaduto e salvare il collega. Sono stati intossicati dai gas tossici esalati. In particolare, l’ambiente è stato saturo, oltre 10 volte il limite di tollerabilità, di idrogeno solforato, frutto della fermentazione dei liquami, estremamente tossico. Gli operai a lavoro non hanno utilizzato alcun strumento a protezione, ad esempio le mascherine.
teleacras angelo ruoppolo
