Riconosciuta la responsabilità dello Stato per il suicidio di Samuele Bua: risarcimento di 700 mila euro ai familiari
Dopo 8 anni, il Tribunale di Palermo ha riconosciuto la responsabilità dello Stato nel suicidio del giovane detenuto Samuele Bua, condannando l’Amministrazione penitenziaria a risarcire la famiglia con quasi 700 mila euro. Samuele, un ventinovenne in attesa di giudizio presso la casa circondariale del Pagliarelli, aveva già tentato il suicidio due volte prima di compiere l’estremo gesto, utilizzando dei lacci che, come sottolinea Pino Apprendi, Garante per i detenuti della città di Palermo, non avrebbe dovuto avere a disposizione, dato che erano noti i suoi problemi psichiatrici. Apprendi, che all’epoca era presidente di Antigone Sicilia, ha ricordato il sostegno dato alla famiglia di Samuele nella richiesta di giustizia, evidenziando come la politica ignori spesso le difficoltà che i detenuti affrontano. In Sicilia, l’assenza di adeguate strutture sanitarie per i detenuti con problemi di salute mentale, insieme al sovraffollamento e alla carenza di opportunità di lavoro, sono problematiche gravi. Apprendi ha concluso che giovani come Samuele dovrebbero essere curati in strutture alternative al carcere, poiché le attuali Rems, con soli 100 posti, non sono sufficienti per rispondere ai bisogni di migliaia di detenuti con disagi psichiatrici.



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