“Stipendificio” Dc, il caso esplode all’Ars: incarichi, nomi e un sistema che fa discutere
Non è solo un’inchiesta giornalistica. È una miccia politica. Il lavoro di Giusi Spica su la Repubblica ha scoperchiato un meccanismo che, se confermato, racconta molto più di una semplice gestione amministrativa: un sistema di potere.
Al centro, l’assessorato regionale alla Famiglia e alle Politiche sociali. E una domanda che pesa: è stato trasformato in un “stipendificio” al servizio della Democrazia Cristiana?
I soldi, gli incarichi, le appartenenze
I numeri parlano chiaro: quasi 8 milioni di euro per quattro progetti, 123 esperti coinvolti, compensi che arrivano fino a oltre 40 mila euro l’anno. Tutto affidato al Ciapi di Priolo, guidato da Giacomo Scala, uomo di partito e figura tutt’altro che neutrale.
Fin qui, si potrebbe parlare di normale amministrazione. Ma è l’elenco dei nomi a cambiare il quadro. Perché – secondo l’inchiesta – non si tratta di una selezione qualsiasi: il filo che lega molti incarichi porta sempre nella stessa direzione, quella dell’area cuffariana e della Dc.
Compaiono ex assessori, dirigenti di partito, collaboratori storici. Figure vicine a Totò Cuffaro, uomini e donne orbitanti attorno allo stesso perimetro politico. Coincidenze? Forse. Ma quando diventano decine, il dubbio smette di essere tale.
Il nodo politico: merito o fedeltà?
Il punto non è solo chi ha ricevuto gli incarichi. Il punto è come e perché.
Davvero si tratta dei profili migliori disponibili? Oppure il criterio è stato un altro, meno dichiarabile ma più riconoscibile: l’appartenenza?
Quando un intero sistema di consulenze sembra parlare la lingua di un solo partito, la questione smette di essere tecnica e diventa inevitabilmente politica.
L’Ars costretta a guardare
A portare il caso dentro l’Assemblea Regionale Siciliana è stata Margherita La Rocca Ruvolo, deputata di Forza Italia. Il suo intervento è diretto, senza giri di parole: 123 esperti, milioni di euro e – sostiene – un’unica area politica beneficiaria.
Non solo. La deputata ha acceso i riflettori su un passaggio chiave: il ruolo del Ciapi e la sovrapposizione tra incarichi pubblici e ruoli di partito. Un cortocircuito che, se confermato, pone un problema serio di opportunità prima ancora che di legittimità.
Trasparenza cercasi
La Rocca Ruvolo ha già annunciato l’accesso agli atti. Tradotto: adesso serviranno carte, firme, procedure. Perché è lì che si misura la differenza tra legalità formale e correttezza sostanziale.
E c’è un’altra domanda, forse ancora più scomoda: questi milioni spesi hanno davvero prodotto risultati per i cittadini? Oppure hanno alimentato solo un circuito interno?
Il rischio politico
La vicenda non si fermerà qui. Perché quando incarichi pubblici, politica e consenso si intrecciano, l’eco arriva fino alle urne.
E non è affatto escluso che alcuni dei nomi emersi oggi possano ripresentarsi domani come candidati alle amministrative. Con un bagaglio in più: quello di un sistema che adesso è sotto i riflettori.
Il punto, alla fine, è semplice: si tratta di gestione pubblica o di gestione del potere?
La risposta, stavolta, non potrà restare tra le righe.



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