ASSOLTO L’AVVOCATO MESSINA: LA CRITICA È UN DIRITTO, NON UN REATO.IL TRIBUNALE DI RAGUSA SMONTA L’ENNESIMA QUERELA DI FILIPPO DISPENZA

Il Tribunale di Ragusa assolve con formula piena l’avvocato Salvatore Messina dall’accusa di diffamazione. La sentenza riconosce il pieno esercizio del diritto di critica politico-amministrativa. Tutti gli imputati portati a processo su querela dell’ex commissario Dispenza sono stati sempre assolti.

 

IL FATTO

Il 27 maggio 2026 il Tribunale di Ragusa (giudice Gemma Occhipinti) ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula piena — “il fatto non costituisce reato” — nei confronti dell’avvocato vittoriese Salvatore Messina, imputato del reato di diffamazione aggravata su querela di Filippo Dispenza, già commissario straordinario del Comune di Vittoria (agosto 2018 – ottobre 2021).

Il “fatto” contestato consisteva nell’invio, il 10 luglio 2019, di un esposto a dodici istituzioni e organismi della Repubblica — tra cui il Presidente della Repubblica, il Ministro dell’Interno, la Commissione Antimafia, il CSM e la Procura Nazionale Antimafia — nel quale Messina denunciava presunte irregolarità e connessioni affaristiche nell’operato della commissione straordinaria in relazione alla società Vittoria Mercati s.r.l.

 

LA SENTENZA: CRITICA POLITICA, NON DIFFAMAZIONE

Il Tribunale ha riconosciuto che i contenuti dell’esposto rientrano pienamente nell’esercizio del diritto di critica politico-amministrativa, garantito dall’art. 21 della Costituzione e dalla CEDU. Richiamando la sentenza della Cassazione n. 14402/2024, il giudice ha stabilito che la critica — a differenza della cronaca — postula una valutazione soggettiva e tollera toni aspri e parole forti, purché non trascenda in aggressione personale alla sfera morale altrui.

Anche le espressioni più dure usate da Messina — “sodalizio criminogeno”, “patto scellerato” — sono state inquadrate come metafore iperbolichedella critica politica e non come imputazioni tecniche di reato. La scriminante dell’art. 51 c.p. (esercizio di un diritto) esclude ogni antigiuridicità del fatto.

 

UN PATTERN ALLARMANTE: 77 QUERELE, ZERO CONDANNE

Non si tratta di un caso isolato. Nel corso dei 39 mesi di commissariamento, Dispenza ha presentato un numero stimato di almeno 77 querele per diffamazione contro cittadini, giornalisti e professionisti. In tutti i processi conclusi con sentenza, gli imputati sono stati invariabilmente assolti dal Tribunale di Ragusa.

Il meccanismo seguito è sempre lo stesso: querela di Dispenza → citazione diretta a giudizio da parte della Procura di Ragusa (all’epoca guidata da Fabio D’Anna) → anni di processo → assoluzione piena. Nel caso Messina, dall’invio dell’esposto all’avviso di conclusione delle indagini preliminari trascorsero meno di 45 giorni, senza alcuna verifica della fondatezza delle denunce.

 

LA CORTE DEI CONTI AVEVA GIÀ CONDANNATO DISPENZA

I fatti denunciati da Messina sono gli stessi per i quali la Corte dei Conti ha condannato in via definitiva la triade commissariale (Filippo Dispenza, Giovanna Termini, Gaetano D’Erba) per danno erariale superiore a un milione di euro. Dispenza ha definito la propria posizione con applicazione della sanzione (equivalente a patteggiamento nel processo contabile); gli altri sono stati condannati sia in primo grado che in appello con sentenza irrevocabile.

La Procura di Ragusa, che non ravvisò ipotesi di reato a carico dei commissari, incriminò invece chi quei reati li aveva denunciati.

 

UNA SLAPP: USO SISTEMATICO DELLE QUERELE PER SILENZIARE IL DISSENSO

Il caso configura con precisione i caratteri di una SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation): querele strumentali, finanziate indirettamente con risorse pubbliche, utilizzate per intimidire, esaurire economicamente e silenziare voci critiche. È esattamente il tipo di abuso che la Direttiva europea anti-SLAPP (2024/1069/UE) intende contrastare.

L’avvocato Messina, in quanto soggetto che ha segnalato irregolarità a istituzioni competenti, meritava la tutela prevista per i whistleblower. Ha invece subito un processo durato quasi sette anni.