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L’ex presidente dell’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, Alfonso Cicero, ascoltato ancora come testimone al maxi processo sul cosiddetto “Sistema Montante”.

Altra udienza, innanzi alla sezione penale del Tribunale di Caltanissetta presieduta da Francesco D’Arrigo, al maxi processo ordinario sul cosiddetto “Sistema Montante”, a carico di 30 imputati nell’ambito dell’inchiesta imperniata sull’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, tra il filone del presunto dossieraggio e della rivelazione di notizie riservate, e il filone politico, ovvero l’intreccio di interessi ruotanti intorno al governo Crocetta, in carica tra il 2012 e il 2017. E’ stato ascoltato, in prosecuzione alla precedente udienza dello scorso primo luglio, Alfonso Cicero, ex presidente dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, testimone ‘chiave’, parte offesa e parte civile, assistito dall’avvocato Annalisa Petitto. Tra l’altro Cicero, rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, Claudia Pasciuti, Davide Spina e Dario Bonanno, ha dichiarato: “Linda Vancheri era assessore alle Attività produttive e agiva quale esecutrice di Antonello Montante in quanto sua segretaria particolare. Non era assolutamente adeguata al ruolo di assessore regionale, ma lo diventò perché Montante decise di prendersi l’assessorato, oltre al presidente della Regione, e siccome Rosario Crocetta era nelle sue mani, perché era stato lui l’artefice della sua candidatura, gli disse di nominare Linda Vancheri assessore e lui lo fece, nonostante fosse una senza né arte e né parte. Di fatto l’assessorato lo gestiva Antonello Montante”. E poi Cicero ha sottolineato: “L’unica vera iniziativa contro il malaffare e la mafia era quella che avevo condotto io nelle aree industriali. Di fatto Antonello Montante non aveva mai fatto una denuncia e tutto ciò che dichiarava sui giornali lo faceva per costruirsi un’immagine di fronte l’opinione pubblica. Le sue iniziative erano tutte farlocche”. Poi il testimone ha aggiunto: “La Vancheri, nel 2015, era assalita da continue preoccupazioni per l’indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia nissena nei confronti di Montante per paura di essere anche lei coinvolta per la gestione dell’assessorato regionale alle Attività produttive e dei fondi per Expo 2015. Dopo la notizia dell’indagine per concorso esterno alla mafia a carico di Montante, sia lui che la Vancheri utilizzavano, per non essere intercettati, telefonini di vecchia generazione. La Vancheri, per comprendere meglio cosa in effetti stesse succedendo, si recava più assiduamente fuori dalla Sicilia per interfacciarsi con Montante. Un giorno la Vancheri mi riferì che in un albergo di Roma aveva assistito, sconvolta, ad uno scontro quasi fisico tra Montante e Ivano Lo Bello, esponente di primo piano di Confindustria nonché strettamente legato a Montante, perché Lo Bello si era rifiutato di sottoscrivere un documento di solidarietà in favore di Montante. Inoltre la Vancheri prima di recarsi alla Procura di Caltanissetta, nel mese di giugno 2015, quale persona informata sui fatti, fu istruita da Montante per sapere quali fatti riferire o meno agli inquirenti nell’ambito dell’indagine a carico di Montante. La Vancheri aveva nominato diversi soggetti nei ‘ruoli chiave’ dell’assessorato alle Attività produttive indicati da Montante, in quanto strettamente legati a lui. E l’allora dirigente generale dell’assessorato, Alessandro Ferrara, era succube della Vancheri. Le mie nomine nei ruoli di commissario straordinario e poi di presidente dell’Irsap erano state ostacolate da Montante, il quale, tramite la Vancheri e, successivamente, Ivan Lo Bello e Giuseppe Catanzaro, ovvero la ‘triade’ di Montante, voleva defenestrami dalle aree industriali per le pressioni che Montante aveva ricevuto da taluni ambienti che riservavano sentimenti di odio nei miei confronti per l’azione di contrasto al malaffare che avevo intrapreso negli anni nelle Asi. Montante per la nomina al vertice dell’Irsap aveva cambiato rotta in più occasioni, in relazione all’esigenza che si presentava o meno di utilizzare, a suo uso e consumo, l’azione di contrasto al malaffare che aveva caratterizzato il mio impegno nelle Asi e, in tal modo, potere sconfessare le notizie di stampa che mettevano in dubbio la genuinità del percorso di Montante e della cosiddetta ‘stagione della legalità’, nonchè per difendersi dalla pesante inchiesta condotta dalla Dda nissena resa nota da un articolo pubblicato da La Repubblica, il 9 febbraio 2015, a firma di Attilio Bolzoni. In una conversazione intercorsa nel 2015 via sms avevo scritto alla Vancheri che lei e chi agiva nell’ombra erano collusi. Immediatamente dopo Montante attivò, mediante la mano di diversi soggetti, molteplici ritorsioni poste in essere negli anni nei miei confronti, allo scopo di intimidirmi e procurarmi danni sotto tutti i profili”. I pubblici ministeri proseguiranno l’esame di Cicero all’udienza del prossimo 16 settembre.

teleacras angelo ruoppolo

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