AGRIGENTO, IL LABIRINTO DEL CENTRODESTRA: TRA FIRETTO, SODANO E LE TRATTATIVE CHE NON FINISCONO MAI

Ad Agrigento, più che una campagna elettorale, va in scena un romanzo a puntate dove ogni giorno smentisce il precedente. Altro che strategia politica: qui si naviga a vista, tra incontri riservati, veti incrociati e candidature che nascono e muoiono nel giro di poche ore.

Il nome di Calogero Firetto resta sul tavolo. Anzi, resta uno dei più concreti tra i “papabili”. Ma attenzione: papabile non significa deciso. Perché attorno alla sua candidatura si muove un sottobosco di trattative che racconta tutt’altro scenario. Firetto è lì, sospeso, sostenuto da alcuni, digerito a fatica da altri, mai davvero blindato.

E mentre il suo nome continua a circolare, prende corpo un’altra ipotesi che divide — e non poco — gli equilibri interni: quella di Calogero Sodano. Una candidatura che trova sponsor precisi e determinati. In prima linea Lillo Pisano, affiancato da Roberto Di Mauro, che stanno lavorando apertamente — e neanche troppo sottotraccia — per spingere proprio Sodano.

Ma il punto, qui, è un altro. Ed è quello che molti sussurrano ma pochi dicono chiaramente: il sostegno di Pisano a Sodano non sarebbe soltanto politico. Ci sarebbero infatti ragioni extra politiche che rendono questa sponsorizzazione particolarmente insistita, quasi ostinata. Un elemento che aggiunge ulteriore opacità a una situazione già di per sé confusa.

Il risultato è un quadro che sfiora il paradosso. Da un lato Firetto, figura nota ma non pienamente condivisa; dall’altro Sodano, spinto con forza da una parte della coalizione. Nel mezzo, il vuoto: nessuna sintesi, nessuna linea chiara, nessuna decisione definitiva.

E così, mentre si parla di unità, si consuma l’ennesima frattura. Perché quella che viene raccontata come una possibile alleanza tra centro e centrodestra appare sempre più per quello che è: una costruzione fragile, quasi artificiale, buona forse per i comunicati stampa ma lontana dalla realtà dei fatti.

Le riunioni si moltiplicano. Le posizioni cambiano. Le certezze evaporano. È un continuo rimescolamento di carte in cui nessuno sembra davvero avere il controllo del gioco. Un vero e proprio bailamme, dove ogni mossa sembra dettata più dalla convenienza del momento che da una visione politica.

E gli elettori? Restano spettatori di questo spettacolo poco edificante. Confusi, disorientati, sempre più distanti da una classe dirigente che appare incapace di scegliere — e forse persino di capire.

Perché il problema non è solo chi sarà il candidato. Il problema è come si arriva a quella scelta. Tra trattative opache, pressioni interne e interessi che vanno oltre la politica, il rischio è che la decisione finale sia il frutto di equilibri fragilissimi, destinati a esplodere al primo scossone.

Intanto il tempo scorre. Le elezioni si avvicinano. E Agrigento resta impantanata in una fase di stallo che ha del surreale.

La domanda è sempre la stessa, e pesa ogni giorno di più:
si arriverà davvero a una scelta condivisa, o assisteremo all’ennesimo compromesso al ribasso?

Perché una cosa è certa:
Agrigento non ha bisogno di giochi di potere.
Ha bisogno di chiarezza.

E, al momento, è proprio ciò che manca.

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