“Morte in piscina”: opposizione all’archiviazione

La famiglia di Simona Cinà, morta in piscina durante una festa, si oppone alla richiesta di archiviazione delle indagini. L’intervento dell’avvocato Ingroia.

La Procura di Termini Imerese ha proposto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte in piscina di Simona Cinà, la pallavolista di 21 anni deceduta nella notte tra il primo e il 2 agosto del 2025 durante una festa in una villa nei pressi di Bagheria. Secondo i magistrati il decesso sarebbe stato causato da un incidente e non da un’aggressione. Gli accertamenti non hanno rilevato ferite o segni compatibili con una colluttazione. E’ l’autopsia ha stabilito che la causa della morte è stato l’annegamento, escludendo problemi cardiaci, infarto e presenza di droghe. Gli esami hanno inoltre evidenziato un elevato tasso alcolemico nel sangue. Ebbene, la famiglia di Simona Cinà si oppone alla richiesta di archiviazione. L’avvocato Antonio Ingroia ha denunciato presunte lacune investigative e accertamenti medico-legali ritenuti insufficienti, sostenendo che non siano state spiegate né la dinamica della morte né il ruolo del trauma cranico subito dalla ragazza. La famiglia ritiene inoltre che non sia stata adeguatamente approfondita l’ipotesi di una spinta per scherzo, già successa a danno di un’altra ragazza durante la serata, e prospetta possibili responsabilità penali colpose, iniziando dagli organizzatori della festa. Per i familiari, dunque, la vicenda non è archiviabile senza ulteriori accertamenti: bisogna approfondire come una ragazza giunta sana alla festa sia morta in piscina e se vi siano responsabilità di terzi.

teleacars angelo ruoppolo

Commento all'articolo