“Sparatoria Zambuto”: inflitti 21 anni di carcere ad Angelo Di Falco
La sparatoria mortale innanzi alla concessionaria “Zambuto” al Villaggio Mosè ad Agrigento: inflitti 21 anni di carcere ad Angelo Di Falco.
Lo scorso 2 luglio ad Agrigento al palazzo di giustizia il pubblico ministero, Gaspare Bentivegna, al termine della requisitoria, ha invocato innanzi alla Corte d’Assise la condanna a 25 anni di carcere a carico di Angelo Di Falco, 41 anni, di Palma di Montechiaro. Ebbene adesso i giudici hanno inflitto all’imputato, giudicato in ordinario, 21 anni di reclusione. Si tratta dell’inchiesta sulla sparatoria mortale nel pomeriggio di venerdì 23 febbraio del 2024 ad Agrigento al Villaggio Mosè nel parcheggio antistante l’auto-concessionaria di Lillo Zambuto, “LZ AutoXpassione”. La Procura contesta ad Angelo Di Falco, fratello della vittima Roberto, 38 anni, poi a Domenico Avanzato, 37 anni, e a Calogero Zarbo, 41 anni, anche loro di Palma di Montechiaro, l’omicidio per errore. Zambuto, 62 anni, sarebbe stato bersaglio di una spedizione punitiva perché ai Di Falco, anche loro a lavoro nel settore del commercio di automobili, avrebbe pagato un’automobile con un assegno “cabriolet”, scoperto. Innanzi alla concessionaria al Villaggio Mosè salta fuori una pistola, puntata da Roberto Di Falco contro Zambuto, che la schiva con una mossa imparata durante il servizio militare, e l’esplosione del proiettile ferisce e uccide lo stesso Roberto Di Falco. Ecco l’omicidio per errore. Angelo Di Falco avrebbe quindi raccolto la pistola e avrebbe tentato di sparare contro uno dei due figli di Zambuto, ma l’arma si è inceppata. Ecco perché si contesta il tentato omicidio e il porto abusivo d’arma da fuoco, una pistola semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa ritrovata su indicazione di Calogero Zarbo. Il figlio “miracolato” di Zambuto si è costituito parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano: ottenuta provvisionale di 30.000 euro. Zarbo e Avanzato sono già stati condannati in primo grado con il rito abbreviato a 14 anni e 4 mesi di reclusione il primo, e a 13 anni e 3 mesi il secondo. In Appello è stata proposta la conferma delle due condanne e si attende sentenza.
teleacras angelo ruoppoolo



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