Mafia agrigentina e benefici penitenziari

Permessi e benefici penitenziari: cinque carcerati agrigentini per gravi reati mafiosi sono in attesa o gli sono stati già concessi.

Sono cinque i carcerati agrigentini per mafia, tra ergastolani e detenuti per gravi reati mafiosi, che attendono o gli sono stati concessi permessi premio e benefici penitenziari. Mario Capizzi, 57 anni, capo mandamento di Ribera, condannato all’ergastolo anche per l’omicidio del ragazzino Giuseppe Di Matteo, di cui sarebbe stato uno dei carcerieri, ha già ottenuto un permesso. Giuseppe Falsone, 56 anni, di Campobello di Licata, catturato a Marsiglia dopo dieci anni di latitanza e condannato all’ergastolo, già capo di Cosa nostra agrigentina, attende una risposta all’istanza di benefici penitenziari firmata dai suoi difensori. In attesa anche Stefano Fragapane, 48 anni, di Santa Elisabetta, figlio dello storico boss Salvatore Fragapane, condannato all’ergastolo per gli omicidi di Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte, Salvatore Oreto e Giuseppe Alongi. Sono state invece respinte le istanze di Ignazio Ribisi, 68 anni, di Palma di Montechiaro, sottoposto al 41bis e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pietro Giro, commesso nel 1989, e di Giuseppe Sicilia, 47 anni, di Favara, condannato definitivamente a 18 anni e 8 mesi nel processo Xidy, ritenuto capo della famiglia mafiosa di Favara. Nel merito di ciò è intervenuto il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, che spiega: “Vi sono dei rischi legati ai benefici concessi ai boss. Alcuni esponenti mafiosi, una volta tornati nei territori d’origine, possono riprendere a governare i conflitti interni e rafforzare le organizzazioni criminali. Vi è d’altro lato la necessità di garantire condizioni detentive dignitose, impedendo al contempo ai capi mafiosi di continuare a impartire ordini dal carcere. Il dibattito riguarda anche il sistema complessivo delle pene e le possibilità di misure alternative alla detenzione per categorie di condannati diverse da quelle considerate particolarmente pericolose”.

teleacras angelo ruoppolo

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