Il tempo è denaro, il vitalizio è sacro: il pendolo della questione morale siciliana
Avete presente l’espressione “il tempo è denaro”? Ecco, a Palermo l’hanno presa decisamente alla lettera.
In questi convulsi e concitati momenti di caos istituzionale, le opposizioni si sono radunate in piazza Indipendenza, proprio davanti a Palazzo d’Orléans. In mano non avevano i soliti striscioni, ma un orologio a pendolo ricolmo di banconote finte. No, non era un promemoria per ricordare le scadenze al governatore, ma il totem dell’ultimo terremoto giudiziario che vede indagato per corruzione l’ex vicepresidente della Regione e ormai ex consulente strategico Gaetano Armao. Perché, secondo le intercettazioni e i video diffusi dalla Procura della Repubblica di Palermo, quel vecchio pendolo non serviva a battere le ore, ma fungeva da vero e prima scelta “salvadanaio”, dentro la cui cassa venivano letteralmente infilate le mazzette di contanti.
Un ticchettio a cinque zeri davanti al quale il fronte progressista ha alzato le barricate, chiedendo a gran voce le dimissioni immediate del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
La galleria degli orrori giudiziari dell’isola d’altronde si arricchisce di un nuovo pezzo d’antiquariato, dopo i capitoli storici che tutti ricordiamo:
- Gli anni duemila di Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia;
- Il bis di Raffaele Lombardo, travolto da un infinito iter per concorso esterno e poi assolto;
- L’era Musumeci, con la bufera dei dati Covid “spalmati” per evitare le zone rosse.
Davanti a questo scenario, torna in mente Enrico Berlinguer, che già nel 1981 agitava la questione morale contro i partiti che occupavano le istituzioni usandole come bottino. Quarant’anni dopo, la questione morale è ancora lì, ha solo trovato un nascondiglio più d’epoca.
Ma ora la vera domanda, ironica quanto basta, è: Schifani si dimetterà davvero? Si andrà a elezioni anticipate rimettendo la parola ai cittadini? L’ostacolo non è solo politico, è soprattutto previdenziale. Per legge, i parlamentari regionali al primo mandato devono maturare 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura per ottenere il vitalizio. Tradotto: se si scioglie l’Assemblea adesso, addio pensione dorata per decine di deputati. E si sa che di fronte al rischio di perdere il vitalizio, persino il più fragoroso dei rintocchi giudiziari rischia di essere silenziato in nome della “stabilità”.
Resta da capire se a Palazzo d’Orléans prevarrà il senso delle istituzioni o il calcolo del calendario.
- Petrotto Salvatore



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