SE IL +65% È BLOCCO E IL +2,5% È EFFICIENZA, IN SICILIA ANCHE LA MATEMATICA È DIVENTATA UN’OPINIONE!
Il caso della Commissione ambientale, le dichiarazioni di Schifani e l’inchiesta su Armao. Da Aragona la testimonianza di un ex docente del “Fermi”: «Ho protestato per la salute di studenti e colleghi. La situazione, purtroppo, non è cambiata».
PALERMO–ARAGONA – In Sicilia accade anche questo: una Commissione che, nell’ultimo anno della presidenza di Aurelio Angelini, avrebbe aumentato del 65% le pratiche esaminate o definite viene accusata di averle bloccate. Poi arriva una nuova gestione e l’incremento scende al 2,5%. Eppure, nel racconto politico, è la prima a rallentare e la seconda a rappresentare il cambiamento.
Qualcuno dovrebbe spiegare dove si nasconde il trucco. Perché, se i dati citati dal professore Angelini sono corretti e confrontabili, il paradosso è evidente: chi avrebbe fatto registrare un incremento del 65% viene dipinto come il responsabile dei rallentamenti, mentre chi si ferma al 2,5% dovrebbe rappresentare lo sblocco delle procedure.
Altro che burocrazia: qui rischia di essere la matematica a finire sotto processo.
Dallo “sblocco” alla bufera giudiziaria.
In un servizio pubblicato oggi da la Repubblica, Aurelio Angelini, già presidente della Commissione Tecnica Specialistica (CTS) per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana, replica alle dichiarazioni del presidente Renato Schifani, che aveva lamentato i rallentamenti delle pratiche durante la precedente gestione.
Angelini oppone i numeri alle accuse: secondo quanto riferito, nel 2022, ultimo anno della sua presidenza, l’incremento sarebbe stato del 65%, contro il 2,5% registrato nella successiva gestione.
Numeri che meritano di essere verificati attraverso i dati ufficiali, distinguendo le pratiche presentate, quelle esaminate e quelle effettivamente concluse. Ma una domanda politica rimane: perché trasformare in un simbolo di inefficienza una gestione che rivendica un aumento così consistente dell’attività?
Nel frattempo, la stagione dello sblocco è finita sotto i riflettori della Procura di Palermo. I magistrati hanno chiesto misure cautelari nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao e di altri soggetti nell’ambito di un’inchiesta per presunta corruzione relativa alle autorizzazioni ambientali e ai rapporti con imprenditori e professionisti.
Le accuse sono ancora da accertare nelle sedi giudiziarie e gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza. Ma l’inchiesta solleva interrogativi pesanti sul funzionamento delle procedure e sulle eventuali pressioni esercitate per accelerare determinate pratiche.
Il punto non è sostenere che ogni pratica velocizzata sia sospetta. È chiedersi se la velocità amministrativa sia stata sempre accompagnata dal rispetto delle regole e delle prescrizioni ambientali.
Perché un’autorizzazione non è un ostacolo da aggirare: è una garanzia per i cittadini.
Aragona, il biogas a 600 metri dal “Fermi”: il progetto che fa discutere.
Fra le vicende che richiedono particolare attenzione c’è quella del progetto di un impianto per il trattamento dei rifiuti e la produzione di biometano ad Aragona, riconducibile all’imprenditore agrigentino Sergio Vella, anch’egli coinvolto nell’inchiesta.
Secondo quanto riportato dalla stampa, il progetto prevede una capacità di trattamento di circa 120 mila tonnellate annue. La sua vicinanza all’Istituto d’istruzione superiore “Enrico Fermi” pone una questione che non può essere liquidata come una semplice formalità burocratica.
Nella ricostruzione qui proposta, l’impianto sarebbe previsto a circa 600 metri dalla scuola, mentre la distanza minima di tre chilometri viene indicata come parametro da verificare alla luce delle disposizioni effettivamente applicabili alla specifica tipologia di impianto, della normativa urbanistica e ambientale e degli atti autorizzativi.
È proprio questo il punto: prima di parlare di sviluppo e di accelerazione delle procedure, bisogna accertare se il progetto rispetti tutte le condizioni previste dalla legge.
Secondo la ricostruzione di Angelini e le contestazioni sollevate sulla vicenda, il progetto sarebbe stato bloccato durante la precedente gestione della Commissione per criticità che ne avrebbero impedito l’approvazione. Occorre ora chiarire documentalmente quali prescrizioni fossero state formulate, quali pareri siano stati successivamente espressi e sulla base di quali valutazioni.
Se un progetto presenta ostacoli normativi o ambientali, chi li segnala non dovrebbe essere accusato di frenare il progresso. Dovrebbe essere ringraziato per aver fatto il proprio dovere.
La testimonianza di un ex docente: «Ho respirato quegli odori e ho protestato».
A questa vicenda si lega direttamente la mia esperienza personale di ex docente dell’Istituto “Enrico Fermi” di Aragona.
Per anni ho vissuto in prima persona il disagio provocato, a mio giudizio, dalla vicinanza fra la scuola e un impianto industriale della stessa realtà imprenditoriale, destinato al trattamento di percolati di discarica e di altri liquidi potenzialmente pericolosi, maleodoranti e meritevoli di rigorosi controlli ambientali.
Ricordo ancora le riunioni alle quali ero costretto a partecipare in quell’edificio. Le esalazioni e gli odori che avvertivo mi provocavano un forte disagio. Non ero l’unico a frequentare quegli ambienti: c’erano i miei colleghi e, soprattutto, gli studenti.
Non potevo fare finta di niente.
Per questo pubblicai sui social un video nel quale contestavo la coesistenza fra la mia scuola e un’attività industriale che ritenevo incompatibile, per la sua vicinanza e per le emissioni percepite, con un luogo destinato alla formazione dei giovani.
La mia iniziativa non fu accolta con particolare entusiasmo dalla dirigenza scolastica. Ricordo di essere stato fortemente richiamato dalla dirigente per quella presa di posizione. Fortunatamente, sono andato in pensione prima che la vicenda sfociasse in un eventuale provvedimento disciplinare.
Ma la domanda che mi pongo ancora oggi è semplice: perché chi solleva una questione di salute e di tutela ambientale dovrebbe sentirsi isolato, anziché sostenuto dalle istituzioni?
Non sto formulando diagnosi sanitarie né attribuendo automaticamente a un impianto specifiche responsabilità per eventuali patologie. Sto raccontando ciò che ho vissuto e chiedendo che le emissioni, gli odori, le distanze e la conformità delle autorizzazioni siano verificati da organismi competenti, con controlli trasparenti e risultati pubblici.
La fabbrica è ancora lì. E la scuola pure.
Il fatto più amaro è che, secondo la mia testimonianza, la situazione nei pressi dell’ex scuola non sarebbe sostanzialmente cambiata: l’attività industriale continua a operare a ridosso dell’edificio scolastico.
Se le distanze e le condizioni autorizzative fossero risultate irregolari, sarebbe indispensabile chiarire perché ciò sia accaduto, chi abbia rilasciato i pareri e quali controlli siano stati effettuati. Se invece le autorizzazioni risultassero regolari, le istituzioni dovrebbero comunque rendere pubblici i dati sui controlli ambientali e sulle eventuali emissioni, rispondendo alle preoccupazioni della comunità scolastica.
La presenza di un’attività industriale vicino a una scuola non dimostra, da sola, l’esistenza di un illecito. Ma non autorizza neppure nessuno a liquidare le preoccupazioni di insegnanti, famiglie e studenti come fastidiose esagerazioni.
La domanda finale: chi bloccava davvero che cosa?
La vicenda siciliana impone una riflessione che va oltre i nomi e le appartenenze politiche.
Se i dati rivendicati da Angelini saranno confermati, il confronto fra il +65% del 2022 e il +2,5% della gestione successiva meriterà una spiegazione pubblica. Se alcuni progetti furono fermati per carenze documentali o per possibili incompatibilità ambientali, bisognerà ricostruire con precisione le motivazioni tecniche e le successive decisioni amministrative.
E se l’inchiesta della Procura accerterà condotte illecite, le responsabilità dovranno essere individuate e sanzionate secondo la legge, senza sconti per nessuno.
Nel frattempo, una cosa dovrebbe essere chiara: la tutela ambientale non è un capriccio dei tecnici, né la salute degli studenti può essere considerata un dettaglio secondario nella corsa alle autorizzazioni.
Perché, in Sicilia, il vero scandalo non sarebbe soltanto scoprire che qualcuno ha eventualmente cercato di accelerare una pratica. Sarebbe scoprire che, mentre si accusavano altri di bloccare lo sviluppo, si dimenticava di verificare se quello sviluppo rispettasse davvero le regole.
E ad Aragona, davanti al “Fermi”, resta una domanda alla quale i cittadini hanno diritto di ricevere una risposta: chi controlla, oggi, che la scuola e chi la frequenta siano adeguatamente tutelati?
Salvatore Petrotto


