Infiltrazioni mafiose nell’Agrigentino: quattro condanne e due assoluzioni al processo per il mandamento di Lucca Sicula e Ribera
Si è chiuso al Tribunale di Sciacca il processo di primo grado scaturito dall’inchiesta sulle pressioni e le infiltrazioni di Cosa Nostra nel tessuto economico e politico del territorio compreso tra Lucca Sicula, Ribera, Burgio e Villafranca Sicula. Il collegio giudicante, presieduto da Antonino Cucinella, ha emesso una sentenza che conta quattro condanne e due proscioglimenti totali, ridimensionando complessivamente le richieste avanzate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
L’assoluzione del consigliere comunale Gabriele Mirabella La decisione più attesa riguardava Gabriele Mirabella, insegnante e attuale consigliere comunale di Lucca Sicula. Difeso dagli avvocati Teo Caldarone e Vincenzo Castellano, Mirabella era accusato di favoreggiamento personale con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa: secondo i PM della DDA, avrebbe aiutato il suocero, Salvatore Imbornone, a eludere le indagini degli inquirenti.
Per l’esponente politico l’accusa aveva sollecitato una pena a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ma i giudici lo hanno completamente prosciolto. La decisione conferma la linea già tracciata nel settembre 2024 dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo con cui erano stati disposti i domiciliari a suo carico.
Le condanne e l’altra assoluzione Sul fronte delle responsabilità penali per gli imputati giudicati con il rito ordinario:
- Salvatore Imbornone, individuato dagli investigatori come il vertice del mandamento mafioso di Lucca Sicula e Ribera, è stato condannato a 8 anni di reclusione (a fronte di una richiesta della DDA pari a 18 anni).
- Francesco Caramazza, Antonino Perricone e Giuseppe Maurello hanno riportato una condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno.
- Nicolò Riggio è stato invece assolto per non aver commesso il fatto, con la contestuale revoca della misura cautelare a cui era sottoposto.
Risarcimenti e parti civili Oltre alle pene detentive, i quattro condannati sono stati condannati al risarcimento in solido dei danni in favore della parte civile costituita, il Centro studi e iniziative culturali Pio La Torre (la cui entità sarà quantificata in sede civile), e al pagamento delle spese legali liquidate in 2.000 euro più accessori di legge.
Con la pronuncia della sentenza di Sciacca si archivia così il primo capitolo giudiziario di un’operazione chiave per il contrasto all’impronta criminale nell’Agrigentino.



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