Io non ci sto e al referendum voto no!
Salvatore Petrotto)—Voi ci credete che per combattere i mali della giustizia basta un sorteggio?
Come se l’amministrazione della giustizia fosse una sorta di lotteria.
Un sorteggio che riguarda solo la componente dei magistrati dei due nuovi CSM, uno per magistrati inquirenti ed uno per quelli giudicanti. Ma si sono guardati bene dal sorteggiare la componente politica.
Chissà perché!
Come se non bastasse, non contenti di avere creato due CSM, per occuparsi dei provvedimenti disciplinari dei magistrati hanno previsto pure un terzo organismo, una cosiddetta Alta Corte.
Non bastava lasciare un solo CSM?
A quanto pare, alla faccia anche dello spreco, intendono creare due inutili poltronifici.
Poi, la storia trita e ritrita della separazione delle carriere non si può più sentire!
Intanto ci teniamo a precisare che sia la magistratura inquirente che quella giudicante, Procure della Repubblica e Tribunali, Pubblici Ministeri e Giudici, per intenderci, hanno tutti quanti un solo ed unico obiettivo, ossia la ricerca e l’accertamento della verità.
Non è assolutamente vero che alle Procure le leggi attuali assegnano esclusivamente il compito di rappresentare la pubblica accusa.
Le Procure hanno il compito di indagare e decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio nel caso in cui ravvisano eventuali ipotesi di reato.
La storiella della necessità della separazione tra chi indaga e chi giudica non regge, visto che entrambi, magistrato inquirente e magistrato giudicante, se operano in buona fede, hanno, come detto, lo stesso obbiettivo, l’accertamento della verità.
Il problema vero, se la vogliamo dire tutta, è che sotto la cenere di questa riforma apparentemente pasticciata arde il fuoco di una fiamma antica, c’è il nostalgico desiderio di chi è alle prese con delle vere e proprie prove tecniche per trasformare il nostro Stato di Diritto in Stato di Polizia!
Non bastano più le sole norme liberticide che limitano le libertà di pensiero, di opinione, di informazione e soprattutto di pubblica manifestazione del dissenso.
Si sono accorti che senza una totale impunità che può essere assicurata soltanto da un pesante condizionamento della magistratura, possono essere sempre rischiose le norme criminogene fin qui varate ed applicate. Norme fatte per rubare indisturbati.
Ci riferiamo, ad esempio, all’abolizione del reato di abuso d’ufficio, alla previsione del maxi sconto del 70% per i danni erariali (della serie rubi 100 e paghi 30!), agli appalti per oltre 5 milioni di euro a botta, affidati senza gara pubblica.
Come emerge anche da recentissime inchieste giudiziarie, tutti quanti ormai sanno che è inutile partecipare ad un concorso, ad una gara d’appalto o tentare di ottenere una semplice autorizzazione o concessione per svolgere qualsiasi attività.
Con queste leggi, se non si è parenti o amici di un pubblico amministratore, disposto a commettere un abuso d’ufficio, per il quale rimarrà ‘per legge’ impunito, non si va da nessuna parte.
È praticamente impossibile lavorare.
Adesso, se passa il SI al referendum, tenteranno di assoggettare la magistratura, per evitare di essere perseguiti penalmente per corruzione, concussione o peculato.
Per questa e mille altre ragioni, bisogna votare NO.
Soprattutto per evitare un’ulteriore deriva democratica, oltre che sociale, civile ed economica, derivante dalla volontà dell’attuale maggioranza di governo di accentuare ulteriormente la commistione dei tre poteri che sono, storicamente, il pilastro delle democrazie moderne. Il riferimento a Montesquieu non è puramente casuale.
Quando il potere legislativo ed esecutivo si salda e si fonde con quello giudiziario, è l’inizio della fine di qualsiasi forma di democrazia e l’anticamera di una dittatura.
Salvatore Petrotto, consigliere comunale di Racalmuto, presidente di A.Na.G.G. e consigliere del direttivo dell’associazione AGRI.SA.T. (Agricoltura, Salute e Territorio)
