Processo ai clan di Villaseta e Porto Empedocle, oggi la sentenza. Fabrizio Messina: “Mi dissocio dalla mafia”.
Ne aveva parlato già nel corso di una recente udienza del processo, che dovrebbe concludersi nel pomeriggio con la sentenza, su presunti affiliati ai clan di Villaseta e Porto Empedocle. “Mi voglio allontanare dal contesto criminale per amore delle mie quattro figlie minori che sono belle come il sole”, aveva detto qualche mese fa al giudice per l’udienza preliminare di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, rendendo dichiarazioni spontanee. Oggi è stato più esplicito: “Mi dissocio dalla mafia”. Protagonista Fabrizio Messina, sul quale pende la richiesta di condanna a 20 anni di reclusione e ritenuto al vertice della famiglia mafiosa empedoclina. Non voglio parlare del mio passato, bello o brutto a seconda degli occhi con cui lo si guarda, ma voglio parlare del mio presente, del mio futuro e dell’amore immenso che provo per la mia famiglia e per me stesso”. L’uomo, fratello del boss Gerlandino Messina, arrestato a Favara nel 2013, è accusato di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Per gli inquirenti avrebbe guidato la famiglia mafiosa di Porto Empedocle e, insieme al canicattinese Vincenzo Parla, un’organizzazione capace di movimentare ingenti quantitativi di droga in diverse province siciliane. Messina, assistito dall’avvocato Salvatore Pennica, aveva già contestato le accuse, negando di avere diretto la cosca e chiedendo di accedere a un percorso di giustizia riparativa. La difesa ha chiesto la sua assoluzione. Lasentenza è prevista nel pomeriggio,. Tra gli imputati del procedimento, col rito abbreviato, nato dalla maxi inchiesta dei carabinieri sulle famiglie mafiose di Villaseta e Porto Empedocle, figurano Pietro Capraro, indicato come capo della cosca di Villaseta, Gaetano Licata e Vincenzo Parla. Per tutti e tre, come per Messina, il pubblico ministero della Dda di Palermo Claudio Camilleri ha chiesto 20 anni di reclusione.



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