Maxi inchiesta sulle cosche di Villaseta e Porto Empedocle: 25 condanne in abbreviato per quasi 200 anni di carcere
PALERMO – Si è concluso con 25 condanne – per un totale di 199 anni e 3 mesi di reclusione – e un’assoluzione il processo con rito abbreviato nato dalla maxi inchiesta della Procura antimafia di Palermo sulle famiglie mafiose di Villaseta e Porto Empedocle. La sentenza è stata pronunciata dal Giudice per le udienze preliminari del Tribunale del capoluogo siciliano, Lorenzo Chiaramonte, riducendo di poco rispetto alle 26 richieste avanzate in aula dal pubblico ministero Claudio Camilleri (che aveva invocato complessivamente 241 anni e 8 mesi di reclusione).
L’inchiesta e il blitz contro i clan
L’operazione prende le mosse dalla richiesta di rinvio a giudizio depositata nel luglio 2024 a carico di 52 indagati, successivamente raggiunti da due distinte ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri nel dicembre 2024 e nel gennaio 2025.
Le accuse contestate a vario titolo vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, fino alle estorsioni (consumate e tentate) aggravate dal metodo mafioso, danneggiamenti, detenzione abusiva di armi e riciclaggio. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno sequestrato circa 250.000 euro in contanti, un arsenale di armi da fuoco e ingenti quantitativi di droga (oltre 100 chili di hashish e 6 chili di cocaina).
Il ruolo centrale nel narcotraffico e il rischio faida
L’attività investigativa ha documentato la riorganizzazione e il pieno riavvio degli affari illeciti dei clan di Porto Empedocle e Villaseta. In particolare, la famiglia di Villaseta aveva assunto un ruolo di primaria importanza nelle rotte del narcotraffico, riuscendo a importare droga attraverso canali operativi in Germania, Belgio e Sud America. Da qui la sostanza stupefacente veniva redistribuita non solo nella provincia di Agrigento, ma anche in storici mandamenti della provincia di Palermo e nelle aree di Trapani e Caltanissetta.
Gli accertamenti hanno inoltre svelato un clima di forte tensione e una latente guerra di mafia scoppiata tra i due gruppi criminali per il controllo egemonico del territorio e la gestione delle attività illecite.
Tutte le decisioni del Gup
Le condanne:
- Pietro Capraro (40 anni, Agrigento): 20 anni
- Gaetano Licata (42 anni, Agrigento): 17 anni e 4 mesi
- Fabrizio Messina (50 anni, Porto Empedocle): 17 anni
- Vincenzo Parla (54 anni, Canicattì): 15 anni e 8 mesi
- Cosimo Ferro (36 anni, Castelvetrano): 11 anni e 6 mesi
- Rocco Grillo (33 anni, Gela): 11 anni e 8 mesi
- Giuseppe Pasqualino (34 anni, Gela): 9 anni e 6 mesi
- Fabrizio Messina Denaro (50 anni, Castelvetrano): 9 anni e 4 mesi
- Domenico Blando (68 anni, Favara): 9 anni
- Francesco Firenze (40 anni, Castelvetrano): 8 anni e 8 mesi
- Giuseppe Focarino (60 anni, Palermo): 8 anni
- Alessandro Mandracchia (51 anni, Agrigento): 6 anni e 4 mesi
- Carmelo Fallea (50 anni, Favara): 5 anni e 8 mesi
- Mirko Salvatore Rapisarda (43 anni, Gela): 5 anni e 8 mesi
- Alfonso Lauricella (59 anni, Agrigento): 5 anni e 4 mesi
- Giuseppe Piscopo (49 anni, Gela): 4 anni e 8 mesi
- Antonio Puma (44 anni, Agrigento): 4 anni e 8 mesi
- Gioacchino Giorgio (39 anni, Licata): 4 anni e 4 mesi
- Stefano Rinallo (41 anni, Canicattì): 4 anni e 4 mesi
- Samuel Pio Donzì (26 anni, Agrigento): 4 anni e 2 mesi
- Roberto Parla (47 anni, Canicattì): 4 anni
- Rosario Smorta (53 anni, Gela): 4 anni
- Calogero Prinzivalli (42 anni, Agrigento): 3 anni
- James Burgio (33 anni, Porto Empedocle): 2 anni e 9 mesi
- Antonio Salinitro (25 anni, Gela): 2 anni e 8 mesi
L’assoluzione:
- Salvatore Prestia (46 anni, Porto Empedocle): assolto.



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