INCHIESTA/ Il “Sistema Agrigento” e il sacco dei fondi culturali: finta gestione, false attestazioni e il giro delle associazioni “scatola vuota”

AGRIGENTO — Un meccanismo sistematico e ben collaudato, capace di prosciugare centinaia di migliaia di euro destinati alla promozione turistica e alla gestione degli eventi culturali nel territorio agrigentino. È il quadro desolante e nettamente negativo che emerge dagli atti dell’inchiesta del Pubblico Ministero dott.ssa Elettra Consoli della Procura della Repubblica di Agrigento. Un’indagine che travolge dirigenti regionali, amministratori locali, direttori artistici e referenti di enti pubblici e privati, delineando un’ipotesi d’accusa pesante: un’associazione per delinquere finalizzata al peculato e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Al centro dell’infrastruttura illecita figurano le figure strategiche di congiunzione tra la politica, l’amministrazione burocratica e gli enti gestori. Tra le posizioni al vaglio degli inquirenti, spiccano per gravità le condotte attribuite a Costantino Ciulla, Giuseppe Librizzi, Antonino Insalaco e Vincenzo Abate.

Nell’impianto accusatorio, Costantino Ciulla (Assessore alla Cultura, Turismo, Grandi Eventi e Spettacoli del Comune di Agrigento) viene indicato come uno degli snodi politici essenziali per il perfezionamento dei disegni criminosi. Secondo la Procura, Ciulla avrebbe operato in concorso morale e materiale per facilitare l’attribuzione illecita dei fondi pubblici a favore del Distretto Turistico Valle dei Templi e della Fondazione Teatro Luigi Pirandello.

Gli atti evidenziano come l’Assessore Ciulla si sia reso protettore politico e promotore diretto di delibere e atti di indirizzo (tra cui l’atto di indirizzo prot. gen. n. 81142 per la manifestazione “Destinazione Agrigento – Natale 2022”) sprovvisti di qualsiasi evidenza pubblica o gara concorrenziale.

Nello specifico delle imputazioni (Capi 5 e 6):

  • L’elusione delle procedure di gara: Ciulla avrebbe confezionato direttive amministrative ad hoc indirizzate al Dirigente del Servizio, definendo preventivamente le attività da finanziare — attività poi pedissequamente recepite nelle istanze del Distretto e della Fondazione Teatro Pirandello.
  • La mediazione indebita: L’Assessore è accusato di essersi fatto “portavoce” diretto presso gli uffici comunali per sollecitare e garantire la liquidazione di somme per oltre 335.000 euro complessivi tra i vari progetti natalizi e promozionali. Il tutto attraverso programmi di spesa del tutto generici e privi dei requisiti minimi di trasparenza.

Se la spinta d’origine partiva spesso dall’ambito comunale e politico agrigentino, il tassello fondamentale per la copertura regionale del flusso finanziario era rappresentato da Giuseppe Librizzi, Dirigente del Servizio 6 Manifestazioni, Spettacolo ed Iniziative Turistiche dell’Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana.

A Librizzi la Procura contesta gravissimi reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.) in concorso con la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.).

Dal faldone investigativo emerge il ritratto di una gestione burocratica compiacente e priva di controlli validi:

  • Falsi decreti di liquidazione (D.D.S. n. 1615/S6 e n. 1678/S6 del luglio 2023): Librizzi attestava falsamente la regolarità amministrativa e contabile di imponenti contributi pubblici per le manifestazioni “Destinazione Agrigento – Costa del Mito” e “Xenia Akragantos”.
  • Omissione dei controlli prescritti: Il dirigente certificava che le prestazioni artistiche erano state “regolarmente eseguite” e che la rendicontazione era “coerente con le convenzioni”, pur essendo perfettamente consapevole che le carte presentate erano gravemente carenti, prive della tracciabilità prescritta e, in diversi casi, infarcite di doppie rendicontazioni (spese già usate per ottenere soldi da altri enti pubblici).

Con queste condotte, Librizzi ha consentito l’erogazione indebita di centinaia di migliaia di euro a valere sulle casse della Regione Siciliana, azzerando la barriera di controllo che la legge impone ai dirigenti custodi del denaro pubblico.

Sul versante del Comune di Agrigento, la sponda amministrativa delle irregolarità era garantita da Antonino Insalaco, Dirigente del Settore I – Servizio 5 Cultura, Turismo e Sport.

Analogamente al collega regionale Librizzi, Insalaco risponde di plurimi episodi di falso ideologico in atto pubblico (Capi 7 e 8) e di truffa aggravata. Secondo gli inquirenti, Insalaco ha letteralmente blindato le falle contabili dei soggetti beneficiari attraverso determine dirigenziali ideologicamente false:

  • Falsa attestazione di regolarità contabile (Determine R.G. n. 378 e n. 568 del febbraio/marzo 2023): Insalaco dichiarava nei propri provvedimenti che sia la Fondazione Teatro Pirandello sia il Distretto Turistico avevano rendicontato regolarmente l’intero ammontare delle spese (progetti da 200.000 e 213.000 euro).
  • La cecità dinanzi all’assenza di pezze d’appoggio: Il dirigente firmava gli atti di liquidazione certificando il completo adempimento delle attività e la presenza di idonea documentazione, pur sapendo che i fascicoli mancavano di elementi primari: nessun bilancio consuntivo, nessuna pezza d’appoggio analitica per fatture e ricevute, assenza delle distinte bancarie di effettivo pagamento e persino la totale mancanza di rassegne stampa o foto-reportage che attestassero l’effettiva tenuta degli eventi.

L’inchiesta trapassa il confine del cattivo uso della funzione pubblica per addentrarsi nelle dinamiche corruttive dirette. In questo scenario si colloca la figura di Vincenzo Abate, Direttore dell’accademia musicale “Free Melody”.

AD Abate e al Direttore Generale della Fondazione Teatro Pirandello, Salvatore Prestia, viene contestato il reato di corruzione per l’esercizio della funzione e/o per atto contrario ai doveri d’ufficio (artt. 318, 320 e 321 c.p. – Capo 17).

Gli inquirenti ricostruiscono un mercimonio della programmazione artistica pubblica:

  • Tangenti per gli spettacoli: Abate avrebbe versato al Direttore della Fondazione danti somme e utilità indebite in contanti in cambio dell’inserimento e dello svolgimento di spettacoli gestiti dalla sua accademia.
  • La promessa per il “Mandorlo in Fiore 2026”: Nel gennaio 2026, Abate concordava con i vertici della Fondazione una dazione di 2.500 euro a titolo personale per aggiudicarsi lo spettacolo di chiusura dell’evento clou della città di Agrigento, la storica sagra del “Mandorlo in Fiore”, il cui costo lordo addebitato alle casse pubbliche della Fondazione avrebbe raggiunto la cifra di 25.000 euro.

L’inchiesta non si limita alle singole responsabilità dei burocrati e dei referenti politici, ma porta a galla un’architettura predatoria capillare guidata dall’ex Vice Capo di Gabinetto regionale ed ex Deputato Calogero Pisano, unitamente al Direttore della Fondazione Teatro Pirandello Salvatore Prestia, a Fabrizio La Gaipa (Distretto Turistico), Calogero Casucci e Antonio Mauro Migliaccio.

Il modus operandi era collaudato:

  1. La richiesta di fondi su programmi generici: Attraverso il Distretto Turistico o la Fondazione Pirandello si ottenevano enormi finanziamenti sia dal Comune sia dalla Regione per la medesima manifestazione (con evidenti doppie rendicontazioni di fatture-chiave, come quelle per i concerti di artisti di grido o i servizi igienici).
  2. Lo svuotamento tramite la rete di associazioni: I fondi pubblici liquidati venivano convogliati verso associazioni culturali prive di reale struttura (Carosello, Segnali, Kerkent Eventi, Progetto Eventi, Acamante/Team Akragas Bike), ma riconducibili a Prestia, Migliaccio, Casucci e ai loro congiunti (come Laura Cozzo e Margherita Melany Palasciano).
  3. Prelievi in contanti e trasferimenti personali: Una volta incassate le somme per prestazioni del tutto fittizie o gonfiate, il denaro venivano prosciugato con bonifici diretti sui conti personali degli indagati, prelievi bancomat o ricariche di carte prepagate (come la Postepay in uso a Pisano), servendo perfino per il sostegno a campagne elettorali ed esigenze private.



L’ordinanza firmata dalla Procura della Repubblica di Agrigento mette in risalto un quadro indiziario cupo e gravissimo. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’amministrazione permeata da un chiaro asservimento degli interessi pubblici a vantaggi personali e di fazione.

Proprio per bloccare l’inquinamento probatorio e far luce sulle reti di complicità ancora sotterranee, la Procura ha disposto imponenti decreti di perquisizione informatica e sequestro sui dispositivi e cellulari di quasi tutti gli indagati, alla ricerca di tracce di conversazioni su chat, accordi riservati, contabilità parallele e bonifici occultati. Le indagini proseguono per individuare ulteriori ramificazioni di quello che si attesta come uno dei più pesanti scandali legati alla gestione della cultura e degli spettacoli nella Sicilia agrigentina.

Commento all'articolo